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ALTRI TEMPI di Santina Russo
RECENSIONE di Barbara Bracci
Con la silloge dal suggestivo titolo “Altri Tempi” Santina Russo dà voce,
con partecipata sensibilità, alle anime di un passato lontano, quello delle
famiglie numerose, del lavoro dei campi, della fatica, ma anche della ricca
dote nuziale, del buon pane fatto in casa e “dell’uva pestata a piedi nudi
nella vasca/ A passi di danza leggeri ed eleganti”, in una dimensione di
semplicità e di sacralità insieme. Un ricordo che riaffiora dalla voce di
chi c’era ( “Erano altri tempi, figlia mia” ), e che rivive nei desideri di
chi avrebbe voluto respirare il profumo di “campi odorosi in primavera”,
quello del grano appena raccolto o di “un’aulente rosa”. Ma la poesia vuole
soprattutto eternare l’essenza semplice delle genti di una volta,
rappresentata dal profumo intenso e schietto del basilico ( “Il fiore più
bello della natura/ E’ quello che timido al sole matura”). Ed è proprio
l’elemento naturale a penetrare l’intera silloge e a dare vita alla
contrapposizione tra quel mondo puro e incontaminato e la frenesia alienante
di quello attuale, “risuonante di clacson premurosi/ di voci esagitate”. Una
frenesia che si impossessa dell’uomo fin dall’infanzia, e che non risparmia
la natura, a cui l’autrice intona un inno pacato e consapevole ( “Sole o
sole […] Irradia il tuo splendore sugli allegri girasoli/ Figli tuoi, divisi
dallo smog e dal grigiore”). Attraverso un linguaggio lirico, asciutto e
scorrevole insieme, reso ancora più fluido dall’uso della rima ( “Al
sublimar del crepuscolo d’oro […] Rari diamanti in contesa tra loro”), la
poetessa si muove con delicatezza tra passato e presente, nostalgica di un
tempo mai vissuto, collegato a quello attuale dalla forza della vita, dalla
linea di continuità assicurata dalla procreazione, dai legami di sangue (“Da
vergine donna diventasti madre/ Di otto figliuoli allattati al seno”). Donne
esemplari, “uomini leali e coraggiosi”, che rivivono per noi grazie al
potere infinito della poesia, restituendoci l’eco, lontana e possente, del
“suonar delle campane”.
RECENSIONE di Anna Valeria Cipolla D'Abruzzo
Il
libro “Altri tempi” di Santina Russo, che comprende una raccolta di quindici
poesie, ha il potere di accompagnare il lettore a ritroso nel tempo e di
fargli assaporare ancora o assaggiare per la prima volta, qualora la giovane
età non gli abbia concesso di viverle personalmente, sensazioni e situazioni
che appartengono ad un mondo che non c’è più: quello che ha fatto da
scenario all’esistenza semplice dei nostri nonni e bisnonni, nell’Italia
della prima metà del ‘900. Eppure, la stessa autrice è una donna che, benché
già madre e moglie, deve ancora compiere trent’anni. Ci si chiede come abbia
fatto a descrivere luoghi, ed emozioni legate a questi, in maniera così
acuta. La risposta viene data direttamente da Santina Russo nella poesia che
dà il titolo al volume:
“…di quei tempi lontani e affascinanti,
vivi più che mai nella memoria di chi non li ha vissuti…”
L’autrice infatti, dotata di una sensibilità fuori dal comune e quindi
particolarmente predisposta alla recezione, è cresciuta ascoltando i
racconti dei nonni; delle persone che l’hanno preceduta e che le hanno
trasmesso, attraverso canti e storie avvincenti, tutti i valori legati alla
tradizione della terra.
Mi è facile immaginare Santina bambina: grandi occhi spalancati in attento
ascolto, un giocattolo moderno tra le mani e la testa piena di immagini
senza tempo. Mi è facile, perché io stessa ho avuto il privilegio di
raccogliere i ricordi di mia nonna Delma e di farli miei. Io stessa, li ho
sentiti così tante volte… che, dentro me, si sono creati veri e propri
filmati che non sono ormai più in grado di discernere dalla realtà del mio
vissuto personale.
Anche io, come l’autrice di questa bella raccolta di versi, ho spesso
rimpianto di non essere nata in quell’epoca in cui tutto era più candido;
dove i problemi della gente erano, in un certo senso più “umani”. Nessuno,
infatti, si sarebbe potuto indebitare per un intervento di mastoplastica
additiva o per l’acquisto di un cellulare all’ultima moda, con funzioni che
poi neppure servono nel quotidiano. Non sarebbe potuto accadere, perché le
persone avevano come scopo principale il vivere: mangiare, coprirsi,
riposare, divertirsi con genuinità. E per permettersi tutto ciò, dovevano
lavorare duramente; davvero molto più di noi.
Mangiare è un atto che oggi facciamo senza pensarci troppo; apriamo il
frigorifero, scegliamo quello che al momento ci va di più, ingurgitiamo e,
quel che avanza, lo buttiamo nella spazzatura. Poi ci sentiamo in colpa in
vista della “prova costume” e allora, per un po’, cerchiamo di limitare
l’entrata del cibo e a qualcuno succede perfino di ammalarsi di anoressia o
bulimia.
Coprirsi non è una priorità in sé per sé; coprirsi per noi significa
affermarci in società e dare l’immagine “giusta” di noi stessi agli altri.
Impensabile sarebbe riproporre lo stesso pantalone per due anni di fila, e
le scarpe, più che per camminare, hanno il dovere di abbinarsi perfettamente
al colore del maglioncino.
Riposare è un qualcosa che ci concediamo spesso, tra divani estremamente
comodi, spa extra lusso e vacanze last minute dall’altra parte del mondo;
eppure siamo un popolo stressato che fa fatica a tenere a bada le sue
nevrosi.
Divertirsi è un qualcosa che, per esempio, nella nostra epoca non ci riesce
più. Abbiamo moltissimi mezzi di distrazione, eppure siamo sempre più
depressi e insoddisfatti.
Quanto all’amore, viviamo per esso… ma non siamo lo stesso in grado di
goderlo. Una moglie giovane e carina non è comunque la più bella del reame,
lo stesso vale per i mariti e le emozioni vanno rinnovate continuamente.
Abbiamo una fame incontrollata di queste emozioni e, mentre le divoriamo,
già pensiamo a quelle che verranno e non vogliamo accettare il fatto che,
come le precedenti, non ci sazieranno affatto; perché l’anomalia risiede
dentro noi e non nelle sensazioni che rincorriamo alla cieca.
E’ per questo che Santina Russo, con il suo libro, permette al lettore un
po’ di pace. Lo fa sedere sotto un ombrello di stelle e lo fa sentire
estremamente fortunato. Gli porge un bouquet di basilico e questi ha
l’impressione di accogliere tra le mani diamanti. Gli fa assaggiare del pane
appena sfornato e il suo profumo lo inebria più di un piatto elaborato e
servito al ristorante. Lo introduce nella camera da letto di una sposa e gli
fa avvertire tutta la dolcezza, la freschezza e la gioia dell’aspettativa di
una giovane donna che diverrà vecchia con la stessa serenità, sugli occhi e
sul cuore, della giovinetta di un tempo.
Così, quel che la poetessa ha già intuito ed espresso attraverso la poesia,
è: non importa in che epoca viviamo… la cosa davvero importante è,
nonostante tutto, ricordarsi di apprezzare il vivere e di goderne ogni
piccola sfumatura.
RECENSIONE di Vittorio Sartarelli
Leggere le poesie di Santina Russo equivale a fare un
tuffo nel passato, questa giovane e talentuosa poetessa siciliana, fatto
singolare e insolito appare, in queste sue appassionate liriche, innamorata
del tempo passato. Un tempo durante il quale hanno vissuto i propri nonni, i
quali avendo inciso profondamente nella sua crescita fisica e psicologica,
con i loro racconti nostalgici , da qui il titolo del libro “Altri tempi”,
hanno creato in lei un sottofondo psichico legato ad un passato immaginifico
da ricordare come esempio e retaggio della loro terra da conservare
gelosamente
Quella che ora è la sua terra, la Sicilia, questa terra incomparabile è la
stessa terra impareggiabile di Salvatore Quasimodo e di altri grandi poeti
isolani del passato. Una terra che lei ama e coltiva con la generosità del
suo animo e la semplicità del suo amore in un perenne idillio con la natura.
Lo stile di Santina Russo ha un’autonoma capacità espressiva e nella sua
spontaneità meditata si nota l’assimilazione alla grande lezione classica
miscelata sapientemente con la cultura acquisita e le corde vibranti della
migliore poesia del novecento. Il suo componimento è lineare e pieno di
quella semplicità espressiva che incanta il lettore. E la parola ha un suo
compito preciso, è parte di quella verità del linguaggio che nulla concede
ad uno sperimentalismo inconcludente, di alcuni pseudo poeti di oggi.
La sua opera evidenzia una solarità tutta mediterranea, pregna del solco
magico e sacrale dei nostri maggiori poeti conterranei.
Il legame della poetessa con il passato è anche l’ammirazione di quello che
erano le tradizioni, le feste popolari, la vita semplice e operosa delle
generazioni di allora, dedite esclusivamente al lavoro ed alla famiglia; la
vita delle donne e delle madri di allora ma anche degli uomini logorati da
un lavoro estenuante e pesante. Il talamo nuziale, il profumo dei campi in
primavera, l’amore tra due esseri com’era vissuto ed interpretato una volta,
il profumato bouquet di basilico, sono tutti concetti legati ai racconti dei
suoi nonni che, in una sorta di trance onirica, diventano suoi ricordi e sue
nostalgie per un passato che avrebbe voluto vivere.
Indubbiamente la poesia è un ossigenante farmaco per il cuore dell’umanità,
così come le altre discipline artistiche vengono giustamente interpretate
come saggezza di vita, ma a volte, può essere anche un invito, uno stimolo,
uno sprone a riscoprire le virtù antiche di generazioni sane ma ormai
estinte, vissute in un tempo nel quale, l’amore era amore, la famiglia era
famiglia, l’onestà era onestà, l’onore era onore e il rispetto per la vita e
per il prossimo era sacro.
Un’immagine verace della vita di questa umanità, consegnata ormai alla
storia, è quella dei contadini di Sicilia, che mangiano pane secco, olive,
formaggio bianco, tonno salato, cose che ce li rappresentano come
appartenenti ad un tempo lontano e patriarcale in cui, uomini e donne seduti
in cerchio chiacchierano tranquilli, con la serietà grève che fa parte della
loro ingenua saggezza: di nozze e dei figli che sono il sale della vita e
rappresentano il futuro del mondo.
PRESENTAZIONE
“Altri Tempi” è
una raccolta di poesie in lingua italiana scritta per tutti coloro che in
qualche modo si sentono legati alle tradizioni, per chi rimpiange i tempi
antichi, spesso ricordati con rancore e un pizzico di nostalgia. Le poesie
evocano ricordi e mondi lontani attraverso paesaggi naturali puri e
incontaminati, attraverso ricordi di tradizioni antiche, di profondi affetti
familiari, di autentici valori morali, tutti riscoperti e vissuti tramite i
racconti e le memorie dei nonni e di coloro che quei tempi li hanno
veramente trascorsi. In alcune poesie riaffiora il desiderio di poter
rivivere quei tempi, “di assaporarne almeno l’aria”, evadendo così dal
grigiore e dalla frenesia della vita moderna.
I rapporti familiari sono riscoperti attraverso altri valori morali, oggi
forse poco condivisibili, ma allora assolutamente saldi e fondamentali: si
riassapora così il ruolo fondamentale della donna nella famiglia, dalla sua
nascita alla vecchiaia, il rapporto con i figli, con i nonni, con la
maternità, con il compagno della propria vita. Non mancano, infine, aspetti
e temi tutt’oggi alquanto discussi e oggetto di interminabili dibattiti come
l’aborto e l’uso di cellule staminali ai fini scientifici.
Formato: A5
Pagine : 37
ISBN 978-88-6581-123-8
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