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LE POESIE DI SALVATORE D'APRANO
Amo
Amo la notte
con i suoi silenzi
e le sue ombre
dense di mistero
che mi regala
emozioni intense,
amo la notte
vestita di nero.
Amo il tramonto
che mi toglie il fiato
quando i raggi del sole
incendiano il mare.
Da cotanta beltà
mi sento inebriato
e resto senza parole
a contemplare.
E amo te,
o mio dolce amore
perché sai darmi
quel che più anelo.
Ad ogni tuo bacio
ho un brivido nel cuore
con te mi sento vivo
e tocco il cielo.
Decadenza
Tal un moderno Icaro volteggio
tra rosee nubi ovattate,
nella concava volta celeste.
Il magico potere
della -polverina bianca-
a poco a poco si sfuoca
e all’euforica ascesa
subentra uno stato
di profonda ebetudine.
Schiaffeggiato dalla realtà
mi desto dal torpore
e con onerose ali
discendo verso il fondo
come la sabbia nella clessidra
e s’inabissa, inesorabilmente,
quest’arida mia vita.
Languisco ormai
nella fanghiglia del baratro
senza alcuna volontà di riemergere.
Non ho più l’orgoglio, né la forza
di contenere le tempestose acque
della mia decadenza.
Sento ormai prossima
l’ora della mia agonia.
E mi congedo dal mondo
col solo rimpianto
ma senza rancore
come si congedano gli amanti
quando morto è l’amore.
Italia
Vestigia millenarie
testimoniano
la tua passata grandezza,
o gloriosa Italia
da quattro mari bagnata
e il mondo intero
decanta la tua bellezza,
o ridente penisola dal sole baciata.
Terra di poeti, Santi e navigatori
culla di antica civiltà;
ogni tuo figlio ti porta nel cuore
ed il tuo nome è scritto
nel libro dell’eternità.
Patria di sommi geni e insigni artisti,
con statue, musei e templi
fai sognare i turisti.
Regina sei dell’eleganza,
della cultura e del bel canto;
l’aiuola fiorita dell’Europa
e i tuoi tramonti sono un incanto.
Hai la forma di un piccolo stivale
e la tua prole è la più inventiva,
sei calorosa, umana ed ospitale
e tanta gente approda alla tua riva…
O dolce Italia, sai farti amare
per il tuo legame sincero e profondo.
Attaccato al tuo materno grembo
porti ancora il cordone ombelicale
che ti lega ai tuoi figli lontani
sparsi per il mondo.
La Capinera
Là, tra gli alti
e sempreverdi cipressi
dove regna un silenzio
cupo e misterioso,
dove chi entra
non fa più ritorno
t’hanno portato,
o mio diletto sposo.
Là, nella fredda terra
hanno scavato la tua fossa,
hanno piantato la tua croce
affinché riposar tu possa.
Là, dove muore il sole
e rapida scende la sera
vivi nel regno delle ombre,
non rivedrai più
la dolce primavera;
intorno a te vedrai
soltanto tombe.
Ma se su un ramo
vedrai una capinera
quella son’io
non aver timore.
Quando sei morto tu
son morta anch’io;
non si lascia mai solo
il primo amore.
La Terra è…
La Terra è
una gigantesca
e bacata mela
in perpetuo movimento
tra fanghiglie di dolore.
È una decrepita
e smisurata barca
con la vela lacerata
dal vento del disamore.
L’esule
L’Esule
è un impavido
funambulo
perennemente
in bilico
sulla tesa corda
dell’incertezza.
Cosa Siamo
Non siamo altro che
burattini numerati.
Assuefatti automi
alla mercé di avidi
negrieri senza scrupoli.
Eterni pagliacci
nel grottesco circo della vita
obbligati a sorridere
anche quando si ha
la voglia di piangere.
Il tessitore
Come
Il metodico ragno
Tesso la tela
Dell’anima mia
E l’avviluppo
Di sogni.
Straniero
Erro,
eterno straniero
tra l’oceanica calca
e malgrado l’incessante
brulichio umano
dell’ora di punta
ho la sensazione di trovarmi
in una deserta necropoli
dove il dolore cavalca
uno stallone nero.
È impigliata
nella ragnatela del fato
la mia vita d’esule.
Cerco disperatamente
una mano amica
in questa terra non mia,
ma il mio accorato grido
si perde nel labirinto
del disamore.
Sarò sempre straniero.
E continuo ad errare
in questo doloroso angiporto
tra sguardi biechi,
incatenato.